Avrei dovuto piantarlo”: il viaggio sensoriale di Gianluca Sia

Gianluca Sia si interroga sul tempo e sulla memoria attraverso il suo ultimo cortometraggio “Avrei dovuto piantarlo” (The Acorn). Un’opera che si distacca dalla narrazione convenzionale per farsi esperienza pura, e che ha iniziato a raccogliere i primi risultati nel circuito festivaliero.
Il film è stato infatti recentemente selezionato alla 16ª edizione del Mediterraneo Festival Corto e al Golden Bridge Istanbul Short Film Festival, a testimonianza della forza universale del suo linguaggio visivo e sonoro.
Un’estetica della sottrazione
Nato dal desiderio di esplorare il tempo come dimensione interiore, “Avrei dovuto piantarlo” si dispiega in uno spazio sospeso, dove il confine tra ricordo e presente sfuma senza mai risolversi. La regia lavora “per sottrazione”: non è l’azione a guidare lo spettatore, ma il movimento, i piccoli dettagli e una voce ambigua che agisce come una guida incorporea. In questo scenario, la foresta subisce una metamorfosi profonda, trasformandosi da luogo fisico a spazio mentale.
Il suono come anima della memoria
Uno degli elementi più distintivi del corto è la scelta radicale di non utilizzare una colonna sonora tradizionale. Per evitare di manipolare l’emotività del pubblico, l’autore ha affidato l’anima del film a un unico frammento sonoro: una melodia canticchiata da un bambino. Si tratta di un vero ricordo d’infanzia del regista, un suono “rubato alla realtà” che diventa la voce stessa della foresta e l’eco di ciò che resta in attesa sotto la superficie del tempo.
Tra stagnazione e speranza
Il film non offre risposte precostituite, ma invita a un confronto silenzioso con una sensazione condivisa: quella di essere bloccati in un limbo generazionale, sospesi tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora fiorire.
Sinossi: Un uomo cammina in una foresta guidato da una voce. Una scoperta tra le radici innesca un enigma sensoriale sul tempo, la memoria e la stagnazione di una generazione sospesa tra il passato e un futuro ancora da scrivere.